Fatturazione elettronica
nel 2016 sarĂ  l'innesco di una rivoluzione italiana


Guardando al 2015, la fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione è l’evento che fa da protagonista nel panorama della digitalizzazione in Italia: considerato l’innesco di una rivoluzione, in chiave digitale, della Pubblica Amministrazione italiana ma anche un trampolino di lancio verso un percorso – alla portata di tutte le organizzazioni, non solo pubbliche ma anche private – volto all’innovazione, all’efficienza e, di conseguenza, alla crescita di competitività del nostro Paese. Il percorso è effettivamente iniziato e sembra continuare con la fatturazione elettronica tra privati, “nuovo ossigeno” con cui il Legislatore stimola la rivoluzione attivata.

 

Oltre 22 milioni di file Fattura scambiati, 53.000 uffici pubblici e circa 590.000 fornitori coinvolti: in termini di numeri che vengono associati al “digitale” è certamente un fenomeno importante. Oggi, in Italia, sono circa 600.000 le organizzazioni che fanno Fatturazione Elettronica, per almeno una parte dei propri cicli commerciali. Se guardiamo alla diffusione di soluzioni per lo scambio di dati – tra cui le Fatture, ma più in generale almeno un documento del Ciclo dell’Ordine – in formato elettronico strutturato, l’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione nel 2014 si riferiva a 60.000 organizzazioni. È corretto, quindi, parlare di innesco di una rivoluzione in chiave digitale.

 

Riconoscere questa "funzione” alla Fatturazione Elettronica verso la PA non significa, tuttavia, riconoscere la riuscita – e, tanto meno, la conclusione – di un “buon” percorso di digitalizzazione. Di queste 600.000 organizzazioni, la maggior parte ancora oggi si è limitata semplicemente ad adempiere a un obbligo, non cogliendo l’opportunità di intraprendere un percorso di revisione e innovazione dei propri processi. È pur vero che permangono oggi diverse difficoltà nel processo di Fatturazione Elettronica, che limitano la possibilità di automatizzare la gestione delle fatture elettroniche: si spazia dalle frequenti e molteplici richieste avanzate ai fornitori da parte di alcuni Enti pubblici in merito alla differente rappresentazione di informazioni all’interno del tracciato FatturaPA, alla limitata qualità dei dati - che risultano incoerenti - rappresentati all’interno della fattura (solo per citarne alcune). A ragione, le Pubbliche Amministrazioni stanno lamentando obblighi, connessi alla normativa vigente, di stampa delle fatture elettroniche e segnalano l’inadeguatezza – se si vuole traguardare una gestione completamente digitale delle fatture – delle soluzioni messe loro a disposizione (e la mancanza di risorse, economiche ma non solo, per adeguarle).

 

Il primo passo è stato fatto, ma molti altri sono ancora da compiere. Non è questo il momento per insabbiare i problemi, ma piuttosto quello corretto per affrontarli. La Fatturazione Elettronica verso la PA è vista come banco di prova per altri progetti, non soltanto a livello italiano ma anche a livello europeo. È un modello cui stanno guardando, con molta attenzione, anche altri Paesi: perché possa proporsi come esempio è necessario affrontare e risolvere le principali criticità. I casi positivi del “si può” ed “è conveniente” fare Fatturazione Elettronica ci sono: sia tra gli enti Pubblici - ne abbiamo raccolto la testimonianza in un contributo che, come Osservatorio, abbiamo recentemente pubblicato - sia tra le aziende fornitori della PA, che sono riuscite a cavalcare questa opportunità.

 

Se il 2015 è iniziato all’insegna della digitalizzazione delle relazioni tra PA e imprese, in chiusura apre prospettive interessanti dal punto di vista della digitalizzazione nel mondo privato. Il Legislatore vede, infatti, nella Fatturazione Elettronica B2b uno strumento efficace per la semplificazione e la sburocratizzazione dei rapporti tra Fisco e imprese (come da Decreto legislativo n. 127 del 5 agosto 2015, pensato per una trasmissione dei dati più semplice e trasparente). La Direzione Generale dell’Agenzia delle Entrate emanerà – auspicabilmente nei primi mesi del 2016 – un provvedimento attuativo contenente regole, soluzioni tecniche e termini per la trasmissione telematica, in formato strutturato, dei dati di tutte le fatture emesse e ricevute. Un fornitore potrà, quindi, decidere di inviare tramite il Sistema di Interscambio le proprie Fatture Elettroniche – nel formato XML già utilizzato per la Fatturazione Elettronica verso la PA – anche ai propri clienti “non PA”, rendendo così omogeneo tutto il proprio ciclo attivo. Con un’adozione estensiva da parte dei contribuenti del regime opzionale di trasmissione elettronica dei dati, sarà via via più agevole anche la trasmissione dei dati delle fatture passive. Le imprese hanno, quindi, un’ulteriore possibilità per intraprendere o, ancor meglio, continuare il proprio percorso verso il digitale. Hanno imparato a usare il Tracciato FatturaPA nelle relazioni con gli Enti pubblici, ora possono trasferire quanto hanno appreso anche nel mondo privato. Strada già intrapresa da alcune organizzazioni – tra cui vale la pena citare le esperienze di Enel, Ferservizi e Telecom – in prossimità dello scorso 31 marzo, che ora è alla portata di tutti. Oltretutto, un sistema gratuito di generazione, trasmissione e conservazione verrà messo a disposizione di tutti i contribuenti dall’Agenzia delle Entrate a partire dal prossimo 1° luglio 2016.

 

Tutte le imprese avranno quindi l’opportunità non solo di eliminare onerosi adempimenti (tra cui Spesometro, Black List, Intrastat) ma anche di procedere nel proprio percorso di digitalizzazione – specifico, secondo il punto di partenza, la cultura e le risorse a disposizione. Per realizzare in concreto una “Digital Business Transformation” è però necessario avere una visione d’insieme che può portare a identificare un percorso di adozione effettivamente orientato all’ottimizzazione dei processi (interni e di interfaccia). Non è probabilmente sufficiente, certamente non efficace, che i differenti progetti di digitalizzazione vengano implementati singolarmente, in logica stand alone. Soltanto una visione sistemica della digitalizzazione può consentire a un’organizzazione la riduzione dei costi operativi e la massimizzazione delle opportunità. Viceversa, anche le due progettualità citate finora rimarranno aride e fini a se stesse: la Fatturazione Elettronica verso la PA rimarrà un oneroso adempimento e la trasmissione telematica dei dati delle fatture diverrà una nuova – seppur alternativa – modalità di comunicazione con l’Agenzia delle Entrate. 

 

Il corretto approccio alla digitalizzazione dei processi rimanda a paradigmi organizzativi innovativi, radicalmente diversi sia dalla semplice automazione di attività isolate sia dalla mera dematerializzazione di singoli documenti.  La spinta al digitale che il Legislatore sta mettendo in atto può essere cavalcata, con la giusta consapevolezza, dalla organizzazioni del nostro Paese: attuando una politica dei piccoli passi, orientata a muoversi anche lentamente in prima battuta, che consenta poi di iniziare a "correre", nella solida consapevolezza sia del risultato verso cui si intende muovere sia delle implicazioni insite in ogni singolo passo.

 

http://www.agendadigitale.eu/fatturazione-elettronica/fatturazione-elettronica-nel-2016-sara-l-innesto-di-una-rivoluzione-italiana_1903.htm


Password, porte aperte
L'andamento dell'anno 2015


Password, porte aperte

Intramontabili combinazioni di caratteri come "123456" e "qwerty" e passioni contingenti come "starwars": le peggiori chiavi d'accesso del 2015 sono impiegate dal 3 per cento degli utenti

Nessuna presa di coscienza globale, nessun timore rispetto ai propri dati e alle proprie comunicazioni: le password più impiegate del 2015 rivelano tutta l'ingenuità di utenti ancorati alla convinzione che i vuoti di memoria siano la minaccia peggiore ai propri account. È così che progressioni numeriche come "123456", grandi classici come "qwerty" e "password" restano salde ai vertici della classifica delle parole chiave più abusate stilata annualmente da SplashData.

L'analisi, elaborata come ogni anno a partire dai dati trapelati attraverso i dump successivi alle violazioni, e quindi solamente indicativa rispetto allo scenario, stila la classifica delle parole chiave più impiegate dagli utenti su un campione non rappresentativo di due milioni di account. Le password più usate, inevitabilmente, si configurano come le meno sicure. 

Sono infatti ancora numerosi gli utenti che trasformano la proprie parole chiave in un passe-partout per gli intrusori: accanto alle intramontabili combinazioni di cui sopra, "welcome", all'undicesimo posto della classifica, e "letmein", al diciannovesimo, rivelano in maniera cristallina queste tendenza.

A rappresentare un appiglio sicuro per la memoria dei cittadini della Rete restano le passioni di sempre ("football" e "baseball", rispettivamente in posizione 7 e 10), ma anche gli interessi contingenti: "starwars" fa il proprio ingresso al posto 25 della classifica, sull'onda del battage pubblicitario del 2015.

Nella classifica SplashData si rileva inoltre una interessante new entry: "passw0rd". Le raccomandazioni con cui le piattaforme online prescrivono l'impiego di combinazione di numeri e lettere non scalfiscono le abitudini degli affezionati alla più tautologica delle chiavi d'accesso.

Splashdata stima che circa il 3 per cento degli utenti Internet impieghi una delle 25 password dell'elenco, una proporzione che appare finalmente in calo rispetto agli anni precedenti.


5G technology
Primi test a Torino per Telecom Italia


Tim è la prima azienda al mondo a sperimentare la tecnologia Full Duplex Relay che raddoppia la capacità trasmissiva dell’attuale rete LTE, e in futuro di quella 5G - Il test è stato realizzato nei pressi della città di Torino in collaborazione con la start up americana Kumu Networks.

TIM sperimenta, ed è la prima azienda al mondo a farlo, la tecnologia Full Duplex Relay che raddoppia la capacità trasmissiva dell’attuale rete LTE e in futuro di quella 5G.

Il test, realizzato nei pressi della città di Torino in collaborazione con la start up americana Kumu Networks, ha consentito di provare in ambiente live la soluzione self-backhauled small cell 4G con la tecnologia Full Duplex, grazie alla quale un ripetitore intelligente è in grado di trasmettere e ricevere il segnale mobile sulla stessa frequenza, raddoppiando appunto la capacità trasmissiva della rete.

Si tratta di una soluzione che consente di far viaggiare in contemporanea le trasmissioni mobili in downlink e uplink, anche se di intensità diversa, ed è applicabile anche sulle attuali reti 4G con l’utilizzo di small cell in aree dove non è disponibile una soluzione di backhaul tradizionale.

Kumu Networks ha sviluppato questa innovativa tecnologia che consente di superare l’auto-interferenza del segnale mobile e di raddoppiare l’efficienza  dello spettro radio. Il Full Duplex è infatti riconosciuto a livello internazionale come uno dei più importanti e promettenti sistemi per abilitare la rete 5G. La sperimentazione ha avuto già la sua prima dimostrazione lo scorso giugno in laboratorio a Torino, presso il TILab di TIM.

“Siamo molto orgogliosi di annunciare questo primo test “live”. Ancora una volta, TIM dimostra la sua capacità e il suo impegno per contribuire all’innovazione a livello mondiale, confermando la sua leadership nelle attività di ricerca e sviluppo sull’ultrabroadband di nuova generazione - dichiara Gabriela Styf Sjoman, Responsabile Engineering & TILAB di TIM - La tecnologia 5G è l’evoluzione fondamentale della rete verso Digital Services più avanzati, e il nostro impegno non è solamente definire gli standard, ma anche contribuire alla realizzazione di iniziative determinanti per creare un eco-sistema efficace per i Digital Services, che includa la rete, piattaforme aperte e servizi.  Torino apporta un fondamentale contributo alla ricerca di tale eco-sistema ed è ancora una volta capitale dell’innovazione grazie alla collaborazione con le Università e le più avanzate aziende del settore”.

A partire dal 2020 il 5G introdurrà sul mercato nuovi servizi, non solo per le comunicazioni person to person, ma anche per quelle di milioni di sensori collegati agli oggetti ad Internet.  La tecnologia 5G si caratterizza non solo per la velocità che in futuro potrà raggiungere punte massime nell’ordine di decine di Gbit/s (centinaia di volte maggiore del 4G), ma anche per la capacità di connettere fino a centinaia di migliaia di device per chilometro quadrato con prestazioni di latenza bassissima, dell’ordine del millisecondo.


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